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Mando i bilanci su Gmail. Solo il mio socio a New York può aprirli.Mando i bilanci su Gmail. Solo il mio socio a New York può aprirli.

Mando i bilanci su Gmail. Solo il mio socio a New York può aprirli.

lake8.dev — Journal | 2 settembre 2026


C’è un modo di usare Crypt-in che non è nella documentazione ufficiale, e che funziona perfettamente.

Due dongle gemelli. Un canale cifrato su Gmail.


La procedura

Compra due ESP32-S3 da 5 euro. Flashali entrambi con il firmware Crypt-in.

Sul primo: registrati, attiva la licenza, paghi i 30 euro all’anno. Sul secondo: fai il backup del primo — la procedura chiede le 24 parole del dongle principale e ne ricava uno identico, stesso materiale crittografico, stesso PIN. L’app poi registra il secondo chip sul server e trasferisce l’entitlement: due operazioni, un’unica procedura guidata. A questo punto hai due chip che, dal punto di vista della cifratura, sono la stessa cosa.

Spedisci il secondo dongle al tuo socio a New York. Una volta. Con un corriere qualunque, raccomandata, di persona se ci passi. Non importa come — importa che arrivi fisicamente.

Poi non si spedisce più niente.


Cosa hai adesso

Puoi cifrare un contratto a Roma. Allegarlo a una mail Gmail. Caricarlo su un Drive condiviso. Metterlo in copia a chiunque vuoi. Mandarlo in broadcast.

Solo il dongle a New York può aprirlo. Nel resto del mondo non esiste nessun altro chip che possa.

Non Google. Non lake8.dev. Non la tua banca. Non un intercettatore di mezzo, qualunque mezzo. Il file cifrato è un oggetto opaco per chiunque non abbia fisicamente uno dei due chip.

Il canale pubblico non conta più nulla.


Perché funziona

I due dongle condividono lo stesso seed. Da quel seed deriva K_identity, la chiave che identifica il dongle. Da K_identity e da un sale casuale per file deriva K_file, la chiave effettiva di cifratura — tramite HKDF-SHA256, sul chip, senza mai uscire dal chip.

Quando New York riceve il file .crin, il suo dongle riconosce K_identity come propria, ricalcola K_file dallo stesso materiale crittografico e decifra. Non c’è nessuno scambio di chiavi in rete. Non c’è handshake. Non c’è server di mezzo. Il canale è stabilito nel momento in cui il secondo dongle è arrivato a New York.


Il momento fisico non è un difetto

La spedizione fisica del secondo dongle sembra un passo indietro. Non lo è.

Qualunque sistema di scambio sicuro deve stabilire la fiducia da qualche parte. I sistemi moderni la stabiliscono via rete, con protocolli di scambio chiavi che proteggono quella fase iniziale. Crypt-in la stabilisce fisicamente, una volta sola. Dopo, il canale non ha più bisogno di protezione: il file può girare su Gmail, su WhatsApp, su un server FTP del 1997.

Anzi: più il canale è pubblico, più è facile da usare. Non serve configurare niente. Non serve una VPN. Non serve un server condiviso. Serve solo che il file .crin arrivi dall’altra parte — in qualunque modo.

Una cosa che non viaggia col dongle: il PIN. Va comunicato a parte, con qualunque mezzo, prima o dopo la spedizione. Un dongle intercettato in transito è un oggetto inutile senza di lui.


Come si usa in pratica

Il secondo dongle, prima di poter funzionare, deve essere registrato una volta sola tramite l’app — la procedura trasferisce l’entitlement al nuovo chip e lo riconosce tramite il suo K_attestation univoco. Questo trasferimento è incluso nei 30 euro annui: un backup per anno solare, con reset il 1° gennaio. Una licenza copre due chip in tutto — dal terzo in poi serve una licenza separata.

Dopo quel passaggio i due chip condividono la stessa identità crittografica e la stessa licenza. Entrambi cifrano. Entrambi decifrano. Roma manda a New York, New York manda a Roma: il canale è bidirezionale per natura, non richiede una seconda licenza.

Dopo la registrazione non c’è nessun handshake, nessun check-in periodico, nessuna dipendenza da rete. Anche se la licenza scade, i file già cifrati restano apribili — la licenza governa la nuova cifratura, non la decifratura di ciò che esiste già.

Un anno di canale cifrato bidirezionale tra Roma e New York: 30 euro e due chip da 5 euro. Senza server permanente. Senza VPN. Senza contratti NDA con nessun fornitore di infrastruttura.


Un’ultima cosa, detta con precisione

Questa configurazione protegge il contenuto dei file sul canale pubblico. Non protegge i metadati: chi ti manda mail, quando, con che frequenza — questo è visibile a Gmail come sempre, e al tuo socio a New York qualcuno può chiedere perché riceve file .crin da Roma.

Non protegge neanche il dongle fisico: chi ha in mano uno dei due chip può aprire tutto. Il threat model elenca la compromissione fisica tra le cose che Crypt-in non risolve, perché nessuna tecnologia le risolve. Vale la pena saperlo prima di decidere dove tenere il dongle e con chi condividerlo.

La versione onesta dell’affermazione è questa: il canale è sicuro quanto lo sono i due chip fisici. Il file su Gmail è irrilevante. Il chip nel cassetto è quello su cui conviene ragionare.


Crypt-in è un prodotto di lake8.dev, software house individuale a San Pietro in Casale, Bologna. La beta del 30 settembre 2026 è per sviluppatori: si porta il proprio ESP32-S3 e lo si flasha da soli. La versione per utenti, con i kit hardware pronti e la licenza a 30 euro l’anno qui descritta, arriva ad aprile 2027. cryptin.lake8.dev

lake8.dev | San Pietro in Casale, Bologna


Scritto da Giantommaso Fogli per lake8.dev


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