

Il Lagotto Romagnolo: storia, arte e verità scientifica
Il Lagotto Romagnolo è una delle razze più raccontate e, paradossalmente, una delle più fraintese. Attorno a lui si sono stratificate nel tempo narrazioni che mescolano storia reale, orgoglio campanilistico e marketing. Questo articolo prova a separare quello che sappiamo con certezza da quello che è leggenda.
Le origini: tipo antico, non razza antica
Prima distinzione necessaria, e spesso trascurata: esiste una differenza fondamentale tra un cane di tipo antico e una razza antica.
Il Lagotto Romagnolo è un cane di tipo antico — un cane rustico le cui caratteristiche morfologiche sono documentate iconograficamente da secoli, discendente dai cani da acqua delle paludi romagnole. Non è invece una razza antica nel senso genetico del termine.
Gli studi genetici sulle razze canine — tra cui il lavoro di Parker et al. (2004) — classificano come “razze antiche” o basali quelle con continuità genetica diretta documentata da millenni: Akita, Basenji, Saluki, Chow Chow. Razze che mostrano una divergenza genetica precoce dal lupo e una continuità lineare ininterrotta. Il Lagotto non rientra in questo cluster.
Il che non lo rende meno interessante. Lo rende più onesto.
Le tracce etrusche
Le prime testimonianze iconografiche risalgono alla civiltà etrusca. Nella necropoli di Spina — sito etrusco del VI-III secolo a.C. situato vicino a Ferrara, all’imbocco del Delta del Po — sono state rinvenute raffigurazioni di un cane da acqua morfologicamente sovrapponibile al Lagotto.
La presenza etrusca sull’Adriatico settentrionale a partire dal VI secolo a.C. colloca i primi probabili antenati di questi cani esattamente nel territorio che diventerà la loro patria storica: le valli e le paludi tra Ravenna, Ferrara e Comacchio.
Non è una certezza assoluta — l’identificazione iconografica di una razza specifica in raffigurazioni antiche è sempre soggetta a margini di interpretazione. Ma il contesto geografico e morfologico è coerente.
Il Rinascimento: i pittori e il cane romagnolo
Tra il XV e il XVII secolo, diversi pittori italiani hanno raffigurato cani con caratteristiche compatibili con il tipo Lagotto.
Andrea Mantegna — nella Camera degli Sposi a Mantova (1465-1474), affresco commissionato dai Gonzaga, compare un cane dalle caratteristiche morfologiche coerenti con il tipo Lagotto: pelo riccio, corporatura compatta, portamento da cane da lavoro.
Vittore Carpaccio — tra il 1490 e il 1495, il pittore veneto documenta nelle sue opere la presenza di cani di tipo simile. Carpaccio lavorava principalmente a Venezia, in stretto contatto con la cultura dell’entroterra padano-veneto.
Il Guercino e pittori lombardi — tra il XVI e il XVII secolo, altre rappresentazioni attribuibili al tipo Lagotto compaiono in opere di area lombarda e romagnola.
Va detto con chiarezza: nessuno di questi pittori stava “ritraendo il Lagotto Romagnolo”. Stava ritraendo i cani del proprio tempo e contesto geografico. L’identificazione con il tipo Lagotto è una ricostruzione storica, non una certezza documentata. Ma è una ricostruzione coerente con la distribuzione geografica della razza e con le caratteristiche morfologiche rappresentate.
Il lavoro sull’acqua: la funzione originaria
La prima attestazione scritta del termine “Lagotto” in un dizionario dialettale romagnolo risale al 1876. Il nome deriva presumibilmente dal dialetto romagnolo “lago” — specchio d’acqua — a indicare la funzione originaria del cane: il riporto selvaggina acquatica nelle valli e nelle paludi della Romagna.
Per secoli il Lagotto è stato un cane da acqua: recuperava la selvaggina abbattuta nelle zone umide del ravennate, del ferrarese e del Delta del Po. Era un cane da lavoro rurale, non un cane da esposizione, non un simbolo di status. Veniva selezionato per la sua capacità di lavorare in condizioni difficili — acqua fredda, vegetazione fitta, terreni paludosi — e per la sua cooperazione con il conduttore.
La grande bonifica e la riconversione
Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, le grandi opere di bonifica idraulica trasformarono radicalmente il territorio romagnolo. Le valli si prosciugarono. Le paludi scomparvero. La selvaggina acquatica diminuì drasticamente.
Il Lagotto rischiò di scomparire con esse.
La sua salvezza fu la riconversione alla cerca del tartufo — un’attività per la quale le sue caratteristiche comportamentali si dimostrarono adatte: alto drive olfattivo, capacità di concentrazione in ambienti difficili, cooperazione con il conduttore, resistenza alla fatica.
Questa riconversione non fu immediata né pianificata. Avvenne gradualmente, nell’arco di decenni, attraverso il lavoro empirico dei tartufai romagnoli che portarono nel bosco i cani che avevano. E i Lagotto — o i cani di tipo Lagotto — si dimostrarono adatti.
Il riconoscimento ufficiale
Il concetto moderno di “razza” implica uno standard morfologico definito e un libro genealogico chiuso. Per il Lagotto Romagnolo, questo processo è relativamente recente.
A partire dagli anni ‘70 del Novecento, il Dr. Giovanni Morsiani avviò un lavoro sistematico di studio morfologico e selezione per fissare e recuperare le caratteristiche tipiche della razza, che nel corso del Novecento si era ibridata con altri cani da lavoro.
Lo standard ufficiale fu approvato dall’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana) nel luglio 1992. Il riconoscimento internazionale della FCI (Fédération Cynologique Internationale) seguì negli anni successivi.
Il Lagotto è quindi una razza con origini antiche come tipo canino locale, ma con standard ufficiale moderno — frutto di un lavoro di recupero e selezione del XX secolo, non di una continuità ininterrotta.
Il tartufo: cosa dice la scienza
Il dibattito sulla superiorità del Lagotto nella cerca del tartufo rispetto ad altre razze o ai meticci merita una risposta onesta, basata su quello che la letteratura scientifica effettivamente dice.
Prima verità: non esiste alcuno studio scientifico peer-reviewed che confronti quantitativamente la reattività o l’accuratezza nella ricerca del tartufo tra un Lagotto Romagnolo e un cane meticcio.
Seconda verità: l’olfatto è una capacità di specie, non di razza. Qualsiasi cane possiede i recettori olfattivi necessari e può essere addestrato alla cerca del tartufo. Gli studi etologici — tra cui Čejka et al. (2022) e ricerche sul comportamento dei cani da caccia — dimostrano che il successo nella ricerca dipende principalmente dall’addestramento, dalla motivazione del cane e dall’esperienza del conduttore. Le squadre di ricerca sul campo utilizzano regolarmente cani di razze diverse — Lagotto, Labrador, Springer Spaniel, meticci — senza riportare differenze statistiche di accuratezza intrinseche alla razza.
Terza verità: il reale vantaggio del Lagotto di linea di lavoro certificata non è un “super-naso” genetico. È la prevedibilità. Con un soggetto di linea di lavoro selezionata, la probabilità di ottenere un cane con alto drive alla ricerca, resistenza alla fatica, concentrazione in ambienti difficili e cooperazione con il conduttore è statisticamente più alta rispetto alla scelta di un meticcio di origini sconosciute. Non è superiorità assoluta — è riducibilità del rischio.
Cosa rimane, cosa non regge
Regge:
- Le origini come cane da acqua nelle paludi romagnole, documentate iconograficamente dall’età etrusca
- Le rappresentazioni pittoriche rinascimentali di cani compatibili con il tipo Lagotto
- La riconversione alla cerca del tartufo come risposta alla bonifica del territorio
- Il lavoro di recupero e standardizzazione del XX secolo
- La prevedibilità comportamentale come vantaggio reale della selezione per il lavoro
Non regge:
- L’idea che il Lagotto abbia un “gene del tartufo” che lo rende superiore a qualsiasi altro cane
- La definizione di “razza antica” in senso genetico
- L’affermazione che solo il Lagotto possa fare il cane da tartufo
- Qualsiasi narrazione che confonda il merito della selezione (degli allevatori) con un superpotere naturale (della razza)
Una nota finale
Il Lagotto Romagnolo è una razza con una storia genuinamente interessante — più interessante, probabilmente, della versione semplificata che circola online. È sopravvissuto alla scomparsa del suo habitat originario, si è adattato a una funzione diversa, ha rischiato l’estinzione ed è stato recuperato grazie al lavoro di pochi appassionati.
Non ha bisogno di leggende.
La storia vera è già abbastanza.
Fonti e riferimenti
Cinofilia e standard ufficiali:
- ENCI — Standard ufficiale Lagotto Romagnolo
- FCI — Standard N° 298 Lagotto Romagnolo
- Associazione Italiana Lagotto Romagnolo
Genetica delle razze canine:
- Parker HG et al. (2004) — Genetic Structure of the Purebred Domestic Dog — Science 304(5674):1160-4 https://www.science.org/doi/10.1126/science.1097406
Comportamento e ricerca del tartufo:
- Čejka et al. (2022) — ricerche sul comportamento dei cani da ricerca in ambienti naturali https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov
- ScienceDirect — studi etologici sui cani da lavoro
Storia della razza:
- Northwest Lagotto — documentazione storica
- Storia della medicina veterinaria — rappresentazioni pittoriche
- AKC — Lagotto Romagnolo breed history
- Lagotto Romagnolo Club of America
Arte rinascimentale:
- Camera degli Sposi, Andrea Mantegna (1465-1474) — Palazzo Ducale, Mantova
- Vittore Carpaccio, opere 1490-1495 — Gallerie dell’Accademia, Venezia
Fonti
Autore: Giantommaso Fogli
Data Pubblicazione: 2026-07-13
Diritti e attribuzioni
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